Come prendere decisioni

L’obiettivo è non decidere.

Questa volta ti dò la soluzione – già sperimentata – di Abitare Gea all’inizio, e poi ti spiego qual è la strada che porta a questa soluzione 🙂

Chi ha un po’ di familiarità con il mondo degli ecovillaggi avrà sentito parlare del metodo del consenso (per approfondire leggi la relativa voce su Wikipedia).

Questo nasce per superare i limiti del voto a maggioranza. E’ un passo in avanti. Ma facciamo una riflessione anche sul consenso.

Anche il metodo del consenso ha dei limiti e pericoli, in particolare il rischio maggiore è quello della creazione di un groupthink (leggi bene, mi raccomando ;)…), che in italiano possiamo tradurre in conformismo.

Il consenso poi è comunque un modo per mettersi d’accordo tra di noi, esclude quindi chi non partecipa al meccanismo decisionale, ma tende ad escludere anche chi nel processo decisionale ha una posizione debole. Il consenso è almeno in parte una contrattazione tra interessi, cerca una mediazione tra gli interessi particolari dei partecipanti (forti) alla decisione. E l’interesse generale? E l’interesse di quelli che non partecipano alla decisione?

Abitare Gea nasce per decidere per tutti. Non vogliamo mediare tra i nostri interessi, ma pensare all’interesse pubblico. E vogliamo creare comunità sostenibili con questa filosofia.

E allora come si fa?

Se anche il consenso può fallire, ha tanti rischi, vuol dire che non c’è speranza?!

Abitare Gea vi propone il metodo del dubbio, che compare già nell’Ecovillaggio dei Mille.

Il metodo del dubbio dice una cosa molto semplice, ma anche difficile: dubita delle decisioni tue e del gruppo, chiediti se davvero puntano all’interesse generale, interrogati (e interrogatevi), spezza il conformismo del gruppo, non dare per scontato che il tuo gruppo, con il quale magari ti trovi bene e a cui tieni, solo per questo prenda decisioni giuste. L’errore è dietro l’angolo, guadagna consapevolezza.

Il metodo del dubbio si rifa all’arte della maieutica di Socrate: il filosofo greco instillava continuamente il dubbio nei suoi discepoli attravero il dialogo.

Il metodo del dubbio permette di decidere senza decidere. Ora siamo tornati all’inizio, l’obiettivo è non decidere.

La necessità di prendere decisioni infatti nasce quando è necessario mediare tra interessi contrapposti. Per questo è così faticoso prendere decisioni.

Quando in un gruppo nasce la necessità di decidere, in realtà quel gruppo si sta già allontanando dall’essere una comunità. Diventa più un condominio che un ecovillaggio.

In una comunità che lavora per l’interesse generale il prendere decisioni diventa un problema marginale, se non superfluo.

Una comunità sana segue il suo fluire verso il bene comune. Quando gli interessi particolari prendono il sopravvento nasce l’esigenza di decidere per mediare tra gli interessi contrapposti.

Ma come si fa a ritrovarsi in questo fluire, e non aver bisogno di decidere?

Abitare Gea ti propone per questo il metodo del dubbio, che già da tre anni permette ad Abitare Gea di scivolare magicamente nel suo fluire.

Il metodo del dubbio poi può essere inteso in due modi:

  • come un meccanismo decisionale, e ne potete trovare due esempi di applicazione pratica, quella codificata dal professore che ha teorizzato il groupthink, e il dialogo e l’ironia socratica
  • oppure come un meta-processo decisionale, cioè una filosofia decisionale applicabile ad altri meccanismi decisionali, dal voto a maggioranza al metodo del consenso

Perchè prendere decisioni quando invece puoi (e potete) liberamente scegliere di operare nel giusto?

 

Per approfondire

Metodi decisionali e processi partecipativi:

Filosofia:

  • la filosofia di Socrate
  • il filosofo della società aperta Karl Popper
  • il post-strutturalismo che esplora le forme simboliche e del linguaggio che costituiscono la nostra soggettività e la realtà che ci circonda
  • il filosofo Michel Foucault, che studia in una prospettiva filosofica le organizzazioni sociali, le istituzioni totalizzanti come l’ospedale e il carcere, le patologie sociali come la follia e il crimine
  • il situazionismo di Guy Debord, che decostruisce il nostro immaginario moderno
  • il decostruttivismo di Jacques Derrida, che introduce un metodo filosofico che nega ogni evidenza e scompone e decostruisce ogni concetto, partendo dal presupposto che nel linguaggio e in ogni entità esiste qualcosa di indicibile, che quindi necessarimente sfugge alla presunta evidenza del linguaggio

Sociologia:

Letteratura:

  • il saggio storico “Storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni: È men male l’agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore.

Cinema:

Politica

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